JP: Bounce #328, TOKIO HOTEL - "Darkside Of The Sun"

giovedì 24 febbraio 2011

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Categoria: Intervista
Pubblicazione dell'articolo online: 09.02.2011, ore 17:59
Fonte: bounce #328 (numero uscito il 25.12.2010)
Testo dell'intervista: Araya Hiroko



TOKIO HOTEL - "Darkside Of The Sun"
Ciao! Ciao! Arrivano dritte da noi nuove comete, grandi rock star bellissime ed alla moda. Le supernove d'Europa hanno visto Tokyo come un sogno molto lontano da raggiungere, ma finalmente sono atterrati sul suolo giapponese!!!
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I nostri bellissimi forestieri
Il 2008 è l'anno in cui i VMA si sono tenuti a L.A. In nomination per il prestigioso "Best Newcomer" c'erano Taylor Swift, Katy Perry e Miley Cyrus, tre eroine dei riflettori e ci si aspettava che il premio andasse ad una di loro. Ad ogni modo, il presentatore ha letto a voce alta il nome del vincitore (Tokio Hotel) ed in sala è subito scesa un'aria di sbigottimento. Salgono sul palco 4 ragazzi con un frontman che parla in inglese con un leggero accento, capelli in aria simili ad una criniera leonina nera, occhi sottolineati da scuro eyeliner. É una donna quella? O piuttosto, chi sono questi?
Se si pensa, ad esempio, al fatto che i Tokio Hotel hanno fatto uscire il loro primo album in USA solo 4 mesi prima, una tale reazione sembra impossibile - in realtà va però considerata la loro popolarità in altri Paesi. In Germania nel 2005 hanno fatto il loro debutto riuscendo a piazzare in vetta alle classifiche tre canzoni di fila e, pur cantando in tedesco, hanno scatenato un entusiasmo popolare in tutta Europa. Vittorie continue in classifica e premi musicali in ogni Paese, mentre a poco a poco si sviluppa una fanbase anche in America Latina ed in Asia. Le vendite dei loro album, singoli, e DVD successivi totalizzano oltre i 7 milioni di copie vendute, sono i primi ad ottenere un successo mondiale a 20 anni di distanza dai connazionali Milli Vanilli (!). Oltretutto, i quattro non vengono da città come Berlino o Düsseldorf, ma da un paesino rurale della ex Germania dell'Est, Magdeburgo. Il bellissimo frontman Bill Kaulitz ha deciso di inseguire la carriera musicale all'età di 10 anni e dice: "Eccetto quando dormiamo, siamo sempre al lavoro" insieme al gemello identico Tom (chitarra); fin da giovane è stato consapevole di essere un outsider.
"Fin da piccoli era: 'Io e Tom contro tutti'. Avevamo pochi amici, noi due uscivamo sempre insieme, mi sentivo come se fossimo isolati. Volevamo andarcene da quella città il prima possibile, abbiamo deciso di fare musica. Andavamo in sala prove non appena finivano le lezioni e la sera suonavamo in piccoli club; agli occhi della gente eravamo strani".
A breve i due incontrano i coetanei George Listing (basso) che ha imparato a suonare ad una scuola di musica e Gustav Schaefer (batteria) e fondano i Tokio Hotel. Ancora quindicenni, il loro primo album Schrei riscuote immediatamente un gran successo. "Secondo me, il motivo del nostro successo sta nel fatto che c'erano tanti show di casting per formare band al tempo in TV ed ecco che dal nulla emerge una band che si è formata in mdo spontaneo, noi. Era una ventata di novità", analizza Bill, seguito a ruota da Tom.
"Per il successo oltreoceano, comunque, credo che sia una ricompensa di un instancabile, duro lavoro. Abbiamo ripetutamente visitato Paesi su Paesi e non ci siamo risparmiati nel suonare live. Ovviamente siamo anche benedetti dalla fortuna, quello sì".
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Vocazione da rockstar
Oltre a questo, direi che alla loro popolarità ha contribuito il look. In particolare la crescente presenza scenica di Bill incanta sempre di più anno dopo anno - è chiaro che è nato per essere una star. Sin da bambino comincia a sperimentare con l'abbigliamento, le pettinature e il trucco e negli ultimi anni è diventato una ragguardevole icona del mondo della moda per le nuove generazioni - lui dice: "Dato che la scuola è stata un'esperienza amara in cui mi sentivo un alieno, sono felicissimo di poter fare questo lavoro" e riconosce che la sua vocazione è quella della rockstar.
"Ma ora sono libero. Posso esprimere me stesso attraverso la moda e la musica, per me è tutto legato. Un giorno voglio avere un mio marchio".
É chiaro che hanno una notevole predisposizione per l'espressione visiva come i video e la produzione scenica, ma la cosa più interessante è che hanno messo anima e cuore nel rock proprio nell'era del pop, nel '00, ed in questo sono stati dei grandi. Tom ha anche una profonda conoscenza di hip-hop, Gustav di metal e mentre Georg vede come eroi artisti come i Red Hot Chili Peppers, Bill ama David Bowie e la New Wave degli anni '80... e queste magnifiche preferenze personali dei 4 trovano un punto comune, "senza discussioni", nella grandissima rock band degli Aerosmith. Hanno anche assorbito i trend di fine anni '90 come il pop punk e il nu-metal, cantano inni melodici e temi condivisi tra i giovani come l'alienazione universale e la coscienza ribelle, eseguono splendide performance una dopo l'altra. Inoltre è uno sforzo vano stare a cercare qui l'influenza del krautrock, ad esempio. Nel sound non c'è alcun tipo di nazionalismo, "Non c'è una 'parte tedesca' nella nostra musica", dice Bill.
"Come persona penso di sembrare molto tedesco. Io e Tom in particolare dato che siamo tedeschi del segno della vergine: siamo perfezionisti il doppio (ride)".
Prodotto in due versioni, inglese e tedesca, il loro terzo album [oltreoceano] "Humanoid" (2009) adotta elementi electro e si fa più ballabile. Come vale per tutti gli esseri umani, ogni cambiamento che avviene naturalmente in un musicista si riflette anche nelle sue preferenze di sound; ciò si nota chiaramente nell'album di debutto giapponese "Darkside of the Sun" la cui tracklist è una raccolta dei pezzi migliori della band.
"Questo è un album speciale che contiene le nostre canzoni preferite, sembra un po' tracciare la storia della band. Considerata la musica che facevamo agli inizi, mi viene da ridere se penso all'enorme cambiamento che c'è stato rispetto alle ultime canzoni; andrebbero ascoltate lentamente in ordine di tempo" (Bill).
In particolare, i giapponesi sono curiosi di sapere del nome della band (i tedeschi scrivono Tokyo "Tokio") - il nome della band è un simbolo: Tokyo è una città lontana e straniera, "oltre la nostra portata e non sapevamo se avremmo mai raggiunto questo obiettivo". "Francamente, quando abbiamo scelto il nome non c'ho pensato troppo a lungo", dice Bill con un sorriso tirato, ma alla prima visita a Tokyo lo scorso dicembre i quattro erano emozionatissimi per l'annuncio dell'uscita dell'album in Giappone. I Tokio Hotel sono, per così dire, prontissimi per il loro 'ritono a casa'.

Fonte: http://tower.jp/article/interview/75080

Traduzione by Seipht

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